Trent’anni di mistero. Trent’anni di teorie, ipotesi, speculazioni. Trent’anni passati da quella notte di Las Vegas in cui il rapper venticinquenne Tupac Shakur, fermo a un semaforo a bordo di un Bmw nera, veniva affiancato da una Cadillac bianca e colpito da quattro proiettili, che l’avrebbero portato alla morte sei giorni dopo, il 13 settembre 1996.
Al volante della Bmw c’era Suge Knight, proprietario dell’etichetta discografica con cui Tupac aveva pubblicato il suo ultimo album. Per capire chi fosse sulla Cadillac, invece, nel corso dei decenni sono state svolte infinite investigazioni e sono stati realizzati documentari, film, libri e serie tv. Tutti elementi che hanno contribuito a farsi un’idea abbastanza chiara di ciò che era accaduto quella sera. Dopo aver assistito a un incontro dell’amico Mike Tyson, Tupac sarebbe venuto alle mani con un membro di una gang rivale, tale Orlando “Baby Lane” Anderson. E sarebbe stato proprio quest’ultimo, circa un paio di ore dopo, a premere il grilletto in cerca di vendetta. Morirà un paio d’anni più tardi, nel 1998, anche lui vittima di una sparatoria.
Al fianco di Anderson, sul sedile posteriore della Cadillac, c’era DeAndrae “Dre” Smith, morto poi nel 2004 per cause naturali. A guidare, invece, era Terrence “Bubble Up” Brown, ucciso nel 2015 in circostanze misteriose. Insomma, l’unico dei quattro occupanti dell’auto ad essere ancora in vita è Duane “Keffe D” Davis, gangster di alto rango e zio di Orlando Anderson, che al momento della sparatoria viaggiava sul sedile del passeggero anteriore. E infatti è stato proprio lui, nella giornata di ieri (1° settembre 2026), ad essere riconosciuto colpevole per l’omicidio di Tupac. La sentenza è prevista per il 13 ottobre e, stando alle indiscrezioni, l’ormai sessantatreenne Davis rischierebbe l’ergastolo.
Ma l’aspetto più interessante di tutta questa vicenda è forse un altro, ossia il fatto che è stato lo stesso “Keffe D” ad autodenunciarsi, seppur in modo alquanto poco ortodosso. Nel 2019, infatti, il gangster ha pubblicato un libro di memorie, Compton Street Legend, nel quale si vantava di aver orchestrato l’agguato a Tupac e forniva tutti i dettagli dell’accaduto. Nonostante i suoi avvocati abbiano poi cercato di sminuire la portata di queste affermazioni, definendole semplici “spacconerie”, gli inquirenti le hanno prese parecchio sul serio e le hanno utilizzate come basi per il processo che si è appena concluso.
Si risolve così uno dei più grandi misteri della storia dell’hip-hop, anche se rimane un po’ di amaro in bocca. Non solo perché il colpevole ha vissuto gli ultimi trent’anni in libertà, ma anche perché sembra tutto troppo facile, tutto troppo lineare. Ed ecco allora che sul web spuntano già nuove ipotesi, nuove cospirazioni. Qualcuno parla di un possibile coinvolgimento di Puff Daddy, qualcuno di Suge Knight, qualcuno addirittura dell’Fbi. Insomma, forse c’è ancora bisogno di un po’ di mistero attorno alla figura di Tupac, se non altro per tenerne viva la memoria.
Autore: Emmanuel Beccarelli
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