Per il debutto di “Pagine Spettinate” abbiamo voluto evitare i cliché delle grandi storie drammatiche. Abbiamo scelto di partire da noi, dalle nostre giornate, con un sorriso. Il testo di oggi, firmato da Luca La Cara, mette a nudo con ironia quelle dinamiche quotidiane con cui tutti, prima o poi, ci siamo scontrati...
Buona lettura!
So tutto mi
Le mani si intersecano in alto e la schiena si inarca. “Uhm, già le dieci! Che dici, ci prendiamo un caffè?” “Buona idea, sono stanchissima, stanotte non ho dormito niente.”
Spostarono le sedie e si diressero verso la macchinetta del caffè, continuando a parlare. Pareti colorate e piante finte ornavano l’ufficio; le due avevano esaurito i discorsi: si sa sempre qual è il limite entro cui ci si può spingere con un collega.
La parte che dava agli uffici si aprì; ne uscì un ragazzo che, accelerando il passo, si accostò in maniera impercettibile alle due e bisbigliò, prima di riaccelerare: “so tutto mi, so tutto mi”. Le donne si guardarono reciprocamente negli occhi.
Da dove era arrivato il ragazzo, un anelito di parole giunse prima del loro proprietario: “Qui so io come si fa, non c’è nessun problema, gliel’ho spiegato io come farlo, lo so io, so tutto io, non ti preoccupare.” La voce alta non sembrava disturbare l’interlocutore di fianco a lui, totalmente o quasi indifferente.
“Buongiorno direttore, come va? Possiamo offrirgli il caffè?”
“Sto bene, grazie, non vi preoccupate ragazze, non c’è bisogno.”
“Direttore, quale direttore? To’, Marco, prendi.”
La voce da tenore sovrastava gli altri.
“Voi due cosa state facendo?” Non attese risposta. “Niente come sempre”, concluse con una fragorosa risata.
Le due, sebbene rosse in viso, risposero in coro: “E tu? Che cosa fai? È un’ora che giri per gli uffici.”
“Se non ci fossi io sareste tutti a gambe all’aria, un’ora mia vale dieci delle vostre”, ripeté la risata.
Il direttore non si pronunciò sulla questione. Si rivolse nuovamente a lui, ignorando le ragazze, che tornarono al posto, con le guance rosse e i fumi che uscivano dalle orecchie.
“Allora, riguardo quella cosa?”
“Quale? Ah! Non ti preoccupare, poi chiamo io l’ufficio personale, gli dico io come devono fare.”
“Va bene.”
Erano ancora alla macchinetta quando dalla porta d’ingresso due addetti alla manutenzione stradale si fecero avanti.
“Che cosa vogliono questi adesso?”
“Scusate il disturbo, avremmo bisogno di parlare con qualcuno.”
Il tenore si fece avanti, petto in fuori, mani sui fianchi.
“Dite pure a me: qual è il problema?”
Il direttore aveva già preso la direzione opposta verso il suo ufficio.
“Niente, volevamo soltanto avvertire che tra un po’ chiuderemo la strada qui davanti per asfaltare la buca che c’è in mezzo alla corsia, era solo per avvertirvi…”
“Sì, sì, nessun problema. Sapete come e dove fare?”
“Certo, è il nostro mestiere.”
“So come lavorate voi. Vengo io a vedere. Il problema non è fare, è capire. E voi ci mettete troppo.”
Si sentì un sibilo provenire da una delle scrivanie: “so tutto mi, so tutto mi”. Nessuno sembrò accorgersene.
“Guardi che non c’è bisogno, siamo assolutamente in grado…”
“Se, se.”
“Mi scusi”, parlò il manutentore stradale che, dei due, non aveva ancora aperto bocca.
“Ma lei chi è per poter parlare così? Il proprietario? Il direttore?”
“No, io non sono nessuno e non me ne frega niente, so io come dovete fare le cose.”
I piedi veloci avevano già preso la strada della porta d’ingresso.
“Aspetti, non c’è bisogno…”
“Decido io se c’è bisogno o no.”
Era in mezzo alla strada.
“Ali, Mustafa, venite che vi spiego io come si lavora qui.”
“Vroooom…”
“Screeeech…”
“Sbam!!”
“Evidentemente non sapeva che a quest’ora passa l’autobus.”
“Non so niente.”
“Non so niente.”
Le sirene a tutto spiano. Ignaro, si era risvegliato sul lettino dell’ambulanza.
“Stia calmo, non si agiti, adesso arriviamo all’ospedale.”
Cercava di muovere il braccio per togliersi la mascherina dell’ossigeno; cominciò a emettere mugugni per attirare l’attenzione dell’infermiera, intenta a resistere alle sbandate a tutta velocità del mezzo. Gli scostò la mascherina di quel poco che serviva per sentirlo parlare, flebile: “Glielo dico io al dottore come fare.”
L’infermiera gli sorrise e lo calmò; girandosi di spalle, tirò un sospiro e sibilò: “so tutto mi, so tutto mi”.
Autore: Luca La Cara
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Un racconto che arriva rapido e dritto al punto… proprio come l’autobus! Complimenti :)
Che freschezza!