“Eccolo ancora con i suoi anatemi” - direte voi spazientiti lettori!
Ebbene si, sono ancora io, il rompiballe del fiume. Con chi me la prendo stavolta?
So che siete curiosi, così mi addentro nei tortuosi sentieri che costeggiano le rive della civiltà.
Cominciamo dall’inizio, quindi, come solito, dalla passeggiata coi fedeli quattrozampe sui sentieri del nostro parco fluviale.
Due “regalini” mi aspettano a terra: rosso il primo cinquanta metri dopo il Grillo, rosa il secondo, poco più avanti, sulla vicina spiaggia.
Colori diversi ma stessa sostanza.
Sto parlando dei sacchetti di plastica per la raccolta delle deiezioni canine. Sono ausili utilissimi per non lasciare in giro i residui dei nostri amici ma se dimenticati di proposito sul passaggio, una volta riempiti, sono una cosa da perfetti imbecilli.
La cacca si decompone dopo un paio di piogge, i sacchetti di plastica no, quindi, se la prima giace nei secondi, rimane lì dov’è.
A meno che il fiume non si porti via tutto con una piena, cosa non gradita a chi si trova a valle.
Il residuo organico non deve nemmeno essere lasciato in loco perché schiacciarlo con le infradito non è piacevole, anche se la tradizione vuole che porti fortuna e soldi.
Quindi chi confeziona il pacchettino deve fare lo sforzo di portarlo fino al bidone dei rifiuti. Esiste una comoda alternativa: basta depositare la cacca del vostro cane, appena fatta, nel fitto del bosco, utilizzando per la raccolta ciò che la natura offre, dalla foglia secca di ruur, alla corteccia di rùbin.
Non scandalizzatevi perchè gli animali selvatici defecano nel bosco e spesso lo fanno anche i pescatori e i cercatori di funghi e non si sognano di insacchettare il prodotto.
In fondo è prezioso concime per le piante.
Pensierino finale:
“Se il tuo cane in giro la fà
non lasciarla certo là
anche se dentro al sacchetto
meglio portarla al cassonetto.”
Aggiunta volante prima di andare in stampa:
“Ué dutur, ti che ta scriva in sùl giurnal, vè chi a veed. Par da vess in discarica…”
Così il pensionato, incallito fiumarolo, mi indica il posto, davanti allo spazio verde in prossimità del Canalin. Per terra ci sono bottiglie di birra vuote, lattine schiacciate e non, sacchettini di patatine, bottigliette e bicchieri di plastica, mozziconi e altri indefinibili residui. A non più di trenta metri dai bidoni.
”Incivili- sbotto – i soliti furastè.”
“No no dutur, inn fioe dla mott, ia cugnussi.
Gl’ho dii e hann tacav a ciapamm pr’al c…”
Raccolgo e rilancio lungo: genitori, dite ai vostri figli adolescenti che bisogna avere rispetto della natura e degli adulti e non solo dei profili social!
Meditate gente, meditate.
Autore: Il Gallo


