21:00
Abbandono gli affetti e mi ritiro a vita
privata. Scavo e scosto la terra nella
caverna della mia soffitta. Mi soffriggo
lento e abitudinario al suono di un
giradischi che parte, ed elaboro
arancioni ricordi slavati. Vivido, c'è
qualcosa di vivido; vivido e nuovo.
22:00
L'avverto, quel qualcosa di mesto.
L'avvento, del selvaggio del mosto e del
fosco che "scricchiolalo via con le dita!"
"capisci da dove deriva". È viva.
Scoperchiato la pietra, riproposta del
mito tellurico nel giorno di una pasqua
non mia. Crepito. Forse sono rinato.
23:00
Mi accosto serafico alle indulgenze della
letteratura, m'accordo alla copertina
verde smeraldo d'una versione del Cirano,
perché non lhai baciata? Riflesso nel
commento sono ebete qui, e là l'uomo dal
nasone con la spada e il mantello, chissè
se si è pentito, chissà...
24:00
Mi affido alle case di cura ed alle anziane
coi cornetti acustici; potrà il blu
surrealismo scusarmi e salvarmi dal
demone alato, che pigro della vista da
lassù volle diventarmi ombra. Cos'è, quel
grillo nel petto assopito da anni, chi sei,
mosca nel cranio, che fosse almeno Atena
ad affiorarne.
1:00
Ormai è storia, scritta e ritrita, frinita e
contrita tra dita che spighe di campi e
fili d'erba ne hanno toccati già molti, fin
troppi. Che sognando e ammainando
pensieri e speranze vagano crepuscolari
nellauspicio di un "con me", "qui con
me", "ti prego".
2:00
Non v'è nulla da fare, corre l'ora equina
dellabbandono alle mante del mondo. Si
può solo dire la verità a quest'ora di
notte. Poss0 solo essere vanità, a
quest'ora di notte. Essia, rubicondo e
sanguigno, rilascio quel lembo insozzato
e sudato che vegliavo nel palmo della
mano ove avrei voluto avere te, quel La.
Lo seguirò, mi affiderò a quel piano che
diede l'avvio, e scabro, glabro, di veci e di
vici vesti dirò: Mi manchi.
Autore: anonimo


