28 luglio 1976. La Corte costituzionale sancì la legittimità della trasmissione via etere su scala locale. Il vostro Picchio, allora era poco più che un bambino ma ricorda bene le parole “Radio Libere”. Lo sfarfallio della sua mente però si ferma su di un episodio ben preciso che accade in oratorio l'anno prima.
Il volo sugli artefici di quel fatto è ormai una consuetudine. State a sentire.
PI: Ciao ragazzi. Anno 1975, vi dice niente?
MAX: Come non potrebbe.
MS: Mi dice tante tantissime cose. Allora l'Italia era un paese dominato dal bianco e nero della RAI ma una nuova generazione di giovani premeva per aggiungere nuovi colori e cambiare le cose, usando la musica come veicolo trainante del cambiamento.
Max: L’etere cominciava a vibrare.
PI: Naturalmente parliamo di musica ma soprattutto di Radio.
MS: La RAI allora trasmetteva in onde medie e i giovani come me restavano letteralmente incollati agli apparecchi radiofonici, rapiti dai ritmi d'oltremanica, trasmessi da programmi come “Supersonic” o catturati dalle follie di “Alto Gradimento”. Cercavamo di captare le novità che arrivavano da Radio Montecarlo…
Max: …o dalle leggendarie Radio Pirata del Nord Europa. Pensa che queste, per non incorrere in sanzioni, piazzavano i trasmettitori AM su navi ancorate in acque internazionali (Vedere il film “Radio Rock” per credere). Qualcun’altra, più fortunata, poteva trasmettere liberamente con potenti trasmettitori, come la mitica Radio Luxemburg, che riempiva le onde europee con sonorità d’oltreoceano, dalla musica di Manhattan al sound di Philadelphia, portandoci così la disco music. In quegli anni comprarsi un disco era come celebrare un rito ma piuttosto costoso con le nostre magre finanze. Addirittura, alcuni 45 d'oltremanica dovevano essere dichiarati in dogana, ma ancora per poco.
PI: Restringiamo il campo: Milano.
MAX: Anche da noi, nel 75, nasce una radio pirata. In un appartamento collocato in uno dei più alti palazzi della città, zona Stazione Centrale, un gruppo di giovani, muniti di un trasmettitore militare modificato per trasmettere sui 101 in FM, due giradischi, un mixer e un'antenna a dipolo, danno vita a Radio Milano International! È un segnale forte di libertà, una bomba che comincia a minare le fondamenta di un muro. Dopo un mese di trasmissioni, l'Ecopost, la polizia postale di allora, spegne il segnale e sequestra tutta la strumentazione, ma la strada verso libertà di trasmettere è ormai tracciata.
PI: Accorciamo ancora le distanze per arrivare all'episodio così vivido nei miei ricordi.
MAX: Motta Visconti e Milano sembravano vivere in due mondi molto distanti tra loro ma i giovani, che frequentavano la metropoli per motivi di studio, cercavano di portare in paese le mode cittadine.
MS: In ambito sportivo il calcio la faceva da padrone calcio ma in quegli anni, la novità, anche in questo campo, arrivava dagli USA ed era rappresentata dal basket che aveva avuto un'esplosione di popolarità inaspettata. Anche nel nostro oratorio, dove era presente un campo da pallacanestro illuminato dietro al cineteatro Arcobaleno, venne organizzato un torneo estivo. Quel rettangolo di asfalto diventò per un mese il cuore pulsante serale del paese. Alle 21.00, sotto la luce di tre potenti fari a incandescenza, si ritrovano non solo zanzare e giocatori ma di un'intera generazione di giovani pronta a fare il tifo per i cestisti.
PI: Beh, non solo… io ero poco più che un bambino ma c'ero.
MS: Vero, c'erano anche bambini e tanti adulti. Questo era un segnale di cambiamento.
PI: Veniamo alla novità delle novità.
MAX: In questo inedito scenario, noi due amici interessati all’evento, decidemmo, così per gioco e per rompere la monotonia delle calde serate di giugno, di tentare un insolito esperimento.
MS io ero appassionato di teatro e spettacolo, lui era studente alla scuola di radiotecnica di Milano.
Max: io naturalmente vivevo, con i miei compagni d’istituto, nel mito di Radio Milano International. L'ascoltavamo durante le ore di laboratorio da una auto costruita a Radio Mivar.
MS : Così abbiamo deciso di portare quel ritmo, quell'idea di onda ribelle che si stava diffondendo in città, anche a bordocampo, cercando di creare un intrattenimento stile radiofonico durante il prepartita.
PI: Ripensando all'epoca, immagino abbiate avuto qualche problema tecnico da risolvere.
Max Tecnico ed economico. Un mixer, anche il più semplice e a buon mercato, in uso nella più piccola discoteca, costava allora quasi come lo stipendio mensile di un operaio: senza mixer che radio potevi fare??
Decisi allora di costruirmelo. Recuperato uno schema elettrico su di una rivista specializzata, acquistata da un mio compagno di classe (ciao Andrea!) in un'edicola milanese, con quattro soldi in tasca cominciai la caccia ai componenti, battendo i negozietti di elettrotecnica, zona Navigli o la fiera di Senigallia. Invece dei costosi cursori a slitta, ripiegai su due potenziometri rotativi logaritmici, economici e più facili da montare. Dai, per sentirci un po' dei grandi, possiamo dire che era lo stesso formato dei vecchi mixer ancora in uso alla Rai, naturalmente senza i contatti in oro! Come “telaio-case” adattammo una scatola porta attrezzi di una ormai rottamata Moto Guzzi sulla quale, fatti gli opportuni fori, fissammo i potenziometri, un interruttore, due uscite e una clip per la batteria. All'interno una manciata di resistenze, qualche condensatore, un transistor e la pila da 9 volt. Apparecchiatura geniale e soprattutto a basso costo.
Sai, per noi, le cose più importanti erano la passione, la voglia di fare e di sperimentare: non costavano nulla. Un'idea o la metti in campo subito o ti scappa di mano.
PI: Ottima riflessione. Quell'apparecchio fai da te funzionava?
MAX: Il suono non era certo perfetto, sporcato da distorsioni e ronzii ma per le orecchie degli ascoltatori del ’75, abituati alle onde medie, quel suono era un salto o, se preferisci, un volo nel futuro.
PI: Mica avevate solo il mixer.
MAX: Certo che no. La nostra stazione radio era completata da un giradischi mono, recuperato a casa mia, modificato per poterlo collegare al mixer e un registratore a cassette Siera, sottomarca Philips, con relativo microfono fissato col nastro adesivo su di un'asta.
PI: Viaggiavate già nell'etere?
MS: Noooo, figurati, il trasmettitore non c'era. La nostra voleva essere una radio per amici, molto locale. Avevamo preso un amplificatore valvolare per chitarra
Max: una cosiddetta “testata valvolare” della Davoli, che stazionava nella saletta musica dell'oratorio, collegata con la sua cassa posta all'esterno, a bordocampo, utilizzata come diffusore finale.
PI: I conti o meglio, gli ingressi, non tornano…
MAX: La musica entrava nel mixer, collegato all'ingresso a bassa sensibilità del Davoli, mentre un microfono direttamente a quello ad alta sensibilità, di cui però non potevamo controllare il volume. Per una stazione sperimentale andava già bene così.
PI: Fino ad ora abbiamo parlato di aspetti tecnici. Ora passiamo a quelli di “programmazione”.
MS: Giugno ’75. Inizia il torneo ed iniziano le nostre trasmissioni: tre serate alla settimana.
La sezione musicale era un mix di 45 giri, acquistati con notevoli sforzi economici, e brani registrati direttamente, stile pirata, da radio e tv Rai, su cassette C7. Una volta alla settimana, il nostro duo mandava in onda una vera e propria classifica di dischi. Imitavamo lo stile de “…Qui è il vostro GG che vi parla!!!” ( GiancarloGuardabassi) e i suoi “…Dischi Caldi…caldi…caldi!!! ” una classifica dei 10 brani che potevano entrare nella vera Hit Parade. Naturalmente era tutta produzione Rai.
PI: Come la prese il pubblico o, radiofonicamente parlando, gli ascoltatori?
MAX: Accoglienza clamorosa, successo inaspettato. Dopo poco, sulla spinta dell'entusiasmo, cominciammo a sperimentare quelle che poi sarebbero diventate le trasmissioni pilastro delle future radio libere in FM.
MS: richieste degli ascoltatori e brani con dediche e auguri. Era ciò che volevano ragazzi e giovani, essere partecipi di un evento. Abbiamo fatto quello che piaceva alla nostra generazione. Infatti, in seguito, ogni radio privata mandava in onda il suo programma “dedica”.
PI: Per quanto tempo faceste “radio”?
MS: L'esperimento durò solo un mese, come il torneo. Posso orgogliosamente dire che quello, seppur breve, non fu solo una meteora, un sogno di mezza estate ma un grande passo. Dopo poco tempo, passai in altri studi.
Nel ‘76 alcuni ragazzi, tra quelli che avevano organizzato il torneo di basket, cominciarono a lavorare su di un progetto radiofonico più ampio e nel dicembre dello stesso anno nacque ufficialmente RMV Radio Sud Milano FM 97.9… ma questa è un'altra storia.
PI: Storia fantastica, lasciamelo dire. C'eravate anche voi due tra i soci fondatori?
MS: No. Fummo arruolati come collaboratori conduttori. Ci sentivamo forti di quella nostra prima esperienza in oratorio e la volevamo continuare.
Max: io poi continuai per qualche anno, un po' a Radio Monte Stella a Milano è un po' a Radio studio L di Abbiategrasso. Il tutto finì con la chiamata al servizio militare.
PI: Una curiosità: il mixer modello “Moto Guzzi” chiuse lì la sua carriera?
MAX: Fu utilizzato per realizzare il sonoro del famoso documentario che don Felice girò, su pellicola super 8mm, durante un viaggio in Brasile, nelle missioni nel Maranhão, con alcuni parrocchiani. Da qualche parte dell'archivio parrocchiale dovrebbe essercene ancora una copia con la sua pista audio-magnetica incollata. Di quel mixerino ho purtroppo perso le tracce. Lo aveva chi ha fatto da regista al parroco. Peccato….
Salutati gli amici DJ che hanno acceso uno spot sui ricordi di quell'estate così lontana, il vostro Picchio torna al nido per la stesura dell’articolo. È seduto davanti a un monitor…fissa la sua vecchia radio sulla mensola poi il pc che sta utilizzando… come erano belli i vecchi tempi!
Autore: Il Gallo



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