Il dibattito pubblico negli ultimi anni ha sostato spesso sul tema del linguaggio e poche volte le conclusioni si sono rivelate positive; almeno per la nostra specie. Articoli di approfondimento come: Donnelly & Twenge (2019), “Declines in vocabulary among American adults within levels of educational attainment, 1974–2016; oppure Gallagher et al. (2023) — Analyses of seven writing studies journals, 2000–2019, Part I: Statistical trends in references cited and lexical diversity, hanno evidenziato un uso “tremendamente” ristretto di vocaboli, considerando i livelli di istruzione attuali, e una minore diversificazione degli stessi: il primo tra individui comuni appartenenti al popolo americano e il secondo analizzando articoli di interesse scientifico.
Se esporsi affermando che un uso inferiore di vocaboli equivalga necessariamente a un impoverimento lessicale risulta troppo sconsiderato, dobbiamo però ammettere che fenomeni di erosione della diversità linguistica non sembrano essere un’esclusiva della nostra specie, ma paiono manifestarsi, in forme differenti, anche in altri animali. Le cause di una riduzione dello spettro linguistico nel regno animale non sono chiaramente le stesse che affliggono la nostra specie, eppure, come quasi sempre accade, ne siamo la causa scatenante e unico agente di rimedio.
Gli studi si sono concentrati principalmente su specie volatili; le quali presentano un linguaggio facilmente catalogabile e confrontabile: il canto. Secondo uno studio condotto su popolazioni di Melphagia reggente è stato ampiamente dimostrato come la diminuzione di individui della stessa specie portasse immancabilmente ad un impoverimento delle diversificazioni del linguaggio; che non è istintivo o innato, ma appreso esperienzialmente.
Osservando le suddette popolazioni in un ampio lasso di tempo, è stato dimostrato e consolidato che: la riduzione del territorio, la frammentazione dello stesso e l’avanzamento dell’attività urbanistica sono le cause principali e scatenanti del decremento esemplare. Indagando, nello stesso periodo, le varietà di canto, è subito saltato all’occhio che le tracce di registrazioni vocali erano manchevoli di alcuni tratti, fino a poco tempo prima, caratteristici. La diminuzione perciò di aree naturali ha portato conseguentemente ad un decrescimento della popolazione volatile, motivando l’impoverimento canoro.
Dopo aver posto il primo “mattone” alla base della ricerca, gli scienziati si sono concentrati sugli effetti che il degrado lessicale potesse provocare sulle popolazioni. I risultati hanno dimostrato che la semplificazione del canto induce ad una minore proliferazione della specie dovuta all’insuccesso riproduttivo: una vocalizzazione anomala o incompleta può diventare difficilmente riconoscibile dal partner, diminuendo così gli accoppiamenti.
Il problema è reale e apparentemente inarginabile: una diminuzione di territorio porta ad una riduzione della popolazione, che induce ad un impoverimento canoro, il quale immancabilmente rende difficoltosi gli accoppiamenti, in un uroboro di sterilità e silenzi.
Bibliografia: Laiolo et al. (2008) — Song Diversity Predicts the Viability of Fragmented Bird Populations Crates et al. (2021) — Loss of vocal culture and fitness costs in a critically endangered songbird
Autore: Federico Maiocchi
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