C’è stato un momento preciso in cui il cielo sopra l’Europa orientale ha smesso di essere soltanto una coordinata geografica per trasformarsi in un incubo. Non si tratta più soltanto di caccia supersonici o di missili a lunga gittata; a ridefinire i confini della guerra contemporanea è una presenza più capillare, silenziosa e pervasiva. L’era delle armi volanti è ormai diventata una realtà quotidiana che sta riscrivendo le regole del combattimento, della geopolitica e dell’etica tecnologica a una velocità che la diplomazia non riesce nemmeno a inseguire.
Ciò che spaventa maggiormente non è solo il ronzio minaccioso che rompe il silenzio della notte. È la rapidissima trasformazione di questa tecnologia. In poco tempo, la guerra in Ucraina ha cambiato gli equilibri nell’impiego dei droni militari: da semplici strumenti di ricognizione tattica a un’arma strategica di massa. A Mosca, la produzione è stata riorganizzata seguendo il modello Geran, che si ispira allo Shahed iraniano. Le stime parlano di 30.000 velivoli d’attacco all’anno, con l’obiettivo di raddoppiare presto questa cifra. Ma soprattutto è la tattica a cambiare. Sciami incrociati, rotte confuse che seguono fiumi e foreste, droni veri che si mescolano a decoy1 per saturare la difesa antiaerea e portare la guerra psicologica nelle città.
Dall’altro lato del fronte si è formato un laboratorio misto mai visto prima. Qui la Silicon Valley si unisce alla trincea. Ingegneri, veterani americani e startup locali lavorano insieme. Nel 2025, lungo i 1.300 chilometri di fronte, l’intelligenza artificiale ha conquistato la scena. Ora l’AI gestisce decollo automatico, geolocalizzazione, puntamento e anche l’impatto finale (terminal strike). Il caso del Bumblebee è un esempio chiaro. Questo drone è nato da un’operazione segreta guidata dall’ex CEO di Google Eric Schmidt. Con questo nuovo modello, è bastato premere un tasto per dare pieno controllo all’algoritmo. Dai test effettuati si è rilevato che un drone automatico è riuscito a colpire il bersaglio senza aiuto del pilota, proprio là dove i droni pilotati dall’uomo avevano fallito.
Gli sciami moderni comunicano tramite app. Un solo operatore può attivare decine di droni in attesa e lanciarli contro la fanteria in pochi secondi. Questa efficienza spaventa anche chi li ha creati. Nazar Bigun, CEO di NORDA Dynamics, parla in modo diretto mentre progetta stormi coordinati contro le persone: «Stiamo costruendo un mostro. La parte che per prima realizzerà un sistema di questo tipo avrà tra le mani una nuova arma nucleare. Io sto cercando di dirlo ai nostri alleati occidentali, ma il problema è che non abbiamo scelta».
Di fronte a questa escalation, l’Europa cerca di proteggersi. La Germania risponde con il progetto CUSTODIAN del DLR, una rete integrata in tre fasi: rilevazione, valutazione e neutralizzazione tramite droni intercettori autonomi. I ministri dell’Unione discutono anche una cupola protettiva antidrone ai confini orientali. Allo stesso tempo, la NATO sta cambiando la propria struttura industriale. Paesi come Danimarca, Germania, Lituania e Regno Unito stanno finanziando la produzione diretta di brevetti ucraini nei loro stabilimenti. Deborah Fairlamb, fondatrice di Green Flag Ventures, avverte: «la maggior parte delle persone in Occidente non capisce cosa succede qui. Il divario potrebbe portare a sconfitte pesanti».
Eppure, le tecnologie nate durante la guerra, dalla visione artificiale alla navigazione senza GPS, finiranno inevitabilmente nella vita civile. Logistica, monitoraggio ambientale e soccorsi ne saranno influenzati. Il confine tra macchina da guerra e strumento di pace resta molto sottile. Tutto dipende dall’uso che sceglieremo di farne.
Resta aperta ed enorme la voragine etica. Peter Asaro, vicepresidente di Stop Killer Robots, ricorda che la capacità di scegliere da soli chi uccidere è una linea morale da non superare. Gli algoritmi, per definizione, non hanno morale. Un comandante sul campo, guardando il cielo pieno di sensori, riassume l’inevitabilità del presente: «Qualsiasi guerra su larga scala scatena demoni. Libera qualcosa di potente e accelera sviluppi che altrimenti avrebbero richiesto decenni. Chi è preoccupato per questo avrebbe dovuto fermare la guerra all’inizio».
Decoy1: esche non armate lanciate per saturare e confondere i sistemi di contraerea
Fonti: dati e dichiarazioni estratti dalla rivista WeRobots - Anno 8 - Numero 1
Autore: Marco Bonaita
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