Affrontiamo in questo articolo le correlazioni tra cervello umano e animale e scopriamo come la neuroscienza è riuscita a dimostrare che l’intelligenza umana non è affatto distante da quella animale anzi, è la presunzione di superiorità intellettiva che si è instaurata nelle nostre menti a non permetterci di comprendere e apprezzare le forme di intelligenza superiore caratterizzanti di alcune specie e a tutti gli effetti mancanti nel cervello umano.
Il punto di partenza è la Teoria del Cervello Triunico, elaborata da Paul MacLean e resa celebre da Piero Angela. Gli studi effettuati in medicina negli ultimi secoli hanno ampiamente dimostrato che l’encefalo umano non è un’entità singola, ma una struttura stratificata composta da “blocchi” cerebrali distinti formatasi in periodi storici evolutivi differenti e legati al modificarsi delle condizioni socioculturali e ambientali che hanno caratterizzato la storia umana dal principio ai giorni nostri. Possiamo semplificare questo processo individuando la seguente formulazione:
Complesso Rettiliano e Sistema Limbico. Gestiscono gli istinti primordiali, rappresentando di fatto la risposta naturale agli stimoli a cui il nostro corpo è sottoposto (sopravvivenza, riproduzione, gerarchia).
Neocorteccia. Sede del linguaggio e del pensiero astratto.
Un interessante aspetto che, probabilmente, è dovuto al processo di stratificazione sviluppato in epoche temporalmente molto distanti tra loro è il fenomeno tramite cui la neocorteccia osserva le pulsioni che arrivano dal sistema limbico ma, non potendo comprenderle nel loro carattere chimico-istintivo, le razionalizza a posteriori attraverso il linguaggio. Ne deriva un’illusione cognitiva: crediamo di aver preso una decisione logica, quando nella realtà abbiamo solo dato un nome a un processo puramente istintivo.
Frans de Waal ha smantellato questa idea dimostrando che la morale non è un’invenzione filosofica, ma un adattamento biologico. Comportamenti di reciprocità, empatia e senso dell’equità sono codificati nel genoma dei mammiferi sociali. In questo contesto, la filosofia e la religione sono semplicemente tentativi linguistici di codificare regole che il cervello ha già stabilito per via evolutiva per garantire la coesione del gruppo.
L’arroganza umana nasce dal concetto di Antropodiniego, analizzato da de Waal, che descrive il rifiuto cecamente antropocentrico di riconoscere tratti cognitivi ed emotivi complessi negli animali non umani. La presunta superiorità umana si basa sulla valutazione di parametri che noi stessi abbiamo stabilito. Tuttavia, il mondo animale mostra forme di “intelligenza superiore” specifiche per la nicchia ecologica di appartenenza: la memoria fotografica di alcuni scimpanzé, la navigazione spaziale degli uccelli e la comunicazione sottomarina dei cetacei ne sono dei chiari esempi.
Quello che comunemente chiamiamo sesto senso è conosciuto come iper-specializzazione sensoriale ed è molto comune nel mondo animale. Molti animali percepiscono infrasuoni, variazioni barometriche o campi elettromagnetici; capacità che nella nostra specie si sono atrofizzate a favore di una specializzazione verso l’astrazione e il linguaggio.
È stato inoltre scientificamente provato che, come evidenziato da Piero Angela nel suo libro “Ti amerò per sempre”, i meccanismi biochimici che regolano l’attaccamento, l’amore e la paura sono pressoché identici tra noi e gli altri mammiferi.
Perciò, cari lettori, vi lascio con un invito a riflettere su questo tema. Pensiamo davvero che l’essere umano sia intellettivamente superiore ad ogni altra specie animale di questo mondo? Siamo stati scelti per “governare” la Terra oppure con la nostra arroganza e presunzione di superiorità stiamo mettendo a rischio specie animali la cui evoluzione ha portato a nuove forme di intelligenza superiore, ignorando l’enorme potenziale che la nostra attitudine logica e razionale ha di riconoscerle e studiarle?
Occhio alla scienza!
Autore: Marco Bonaita



