Scontro tra musica e politica in questi giorni. Causa del contendere è il concerto di Kanye West a Reggio Emilia, previsto per il 18 luglio e per cui sono già stati venduti più di 70mila biglietti. Il rapper è noto per le sue controverse posizioni politiche: dapprima grande sostenitore di Trump, per le presidenziali del 2020 ha però corso contro di lui, ottenendo ben scarsi risultati.
Nel corso degli anni ha fatto diverse dichiarazioni antisemite e filonaziste, arrivando a esprimere ammirazione per l’operato di Adolf Hitler, a sostenere che “i media ebrei” stessero ordendo un complotto ai suoi danni e a utilizzare magliette con le svastiche durante i suoi live. Proprio per questi motivi, il senatore Carlo Calenda ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo di negare il visto a Kanye e, di conseguenza, impedirgli di esibirsi.
Certo, la situazione è complessa, anche perché un eventuale annullamento del concerto creerebbe non pochi disagi ai fan, agli organizzatori dell’evento, alla regione Emilia-Romagna e al comune di Reggio Emilia. Tuttavia, la richiesta ha buone possibilità di essere accolta, dal momento che esistono dei precedenti: negli scorsi mesi, infatti, sia la Polonia che il Regno Unito hanno impedito a West di entrare nei loro territori a causa delle sue dichiarazioni d’odio. Se anche l’Italia dovesse prendere questa decisione, sugli altri Paesi europei verrebbe messa ancor più pressione per fare lo stesso, inviando un messaggio netto e preciso.
In questi nostri tempi, politica, arte e intrattenimento sono sempre più concatenati e, spesso, risulta difficile apprezzare un contenuto di qualità se a proporlo è qualcuno di cui non si condividono valori e princìpi.
E voi cosa ne pensate? Il rapper dagli oltre cento dischi di platino dovrebbe avere la possibilità di esibirsi? Oppure Calenda ha ragione nel cercare di impedirglielo?
Autore: Emmanuel Beccarelli


