“Quel ciarlatano di Hegel” diceva Schopenhauer alla manciata di studenti che seguivano i suoi corsi.
Fottuto misantropo, non amava la gente e passava buona parte del tempo in solitudine convinto che solo in quello stato un uomo poteva essere sé stesso.
Riprendeva il suo barboncino Butz chiamandolo “tu, umano” quando si comportava male.
“Le religioni sono una stampella per spiriti inetti” affermava, totalmente privo di preconcetti dottrinali.
Era estremamente critico in particolare per le religioni monoteiste e si riteneva ateo.
Era un vero figlio di buona donna, si divertiva di gusto quando, rientrando a casa tardi la notte, sbatteva il bastone contro i muri per il piacere satanico di svegliare i vicini.
Uomo estremamente irritabile, spinse giù dalle scale una vicina rumorosa e le procurò danni permanenti.
«La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.»
(Il mondo come volontà e rappresentazione)
Particolarmente arrogante, egli non nutriva alcuna considerazione e fiducia per il comune essere umano.
Chiamava i filosofi hegeliani una “congrega di cialtroni” (Fichte, Schelling ed Hegel).
Si spense il 21 settembre 1860.
Poche persone presenti al funerale, sulla sua tomba mancavano data ed epitaffio.
Vi era solo scritto Arthur Schopenhauer.
Autore: L'eretico costituzionale
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