Vi ho già raccontato di come, per annunciare la cattura di Nicolas Maduro attraverso i suoi canali social, la Casa Bianca abbia fatto ricorso alla celebre canzone gangsta-rap Hypnotize di Notorious B.I.G. Per comunicare la guerra in Iran, invece, lo staff di Donald Trump ha attinto in maniera ancor più corposa dalla cultura pop statunitense, in particolare dal suo immaginario cinematografico e televisivo.
Il 6 marzo, l’account ufficiale @whitehouse ha pubblicato un video che mette insieme spezzoni di diversi film hollywoodiani, tra cui Iron Man, Top Gun, Transformers, Deadpool, Superman, oltre alla famosa clip di “I am the danger” proveniente da Breaking Bad. Il tutto con una musica celebrativa che aumenta gradualmente di intensità e una semplice frase a fare da caption: “Justice the American Way”, seguita dall’icona del fuoco e di una bandiera a stelle e strisce. Se lo si vedesse senza contesto, sembrerebbe un semplice video ben editato da un appassionato di supereroi e di film d’azione. Invece questo è il modo in cui il governo della più grande potenza del mondo ha cercato di creare consenso attorno alla scelta di attaccare l’Iran.
Poche ore dopo è stato pubblicato un altro post, in cui, per presentare al Paese gli obiettivi della cosiddetta “Operation Epic Fury”, si alternano filmati reali di basi iraniane che vengono fatte saltare in aria con delle clip di GTA, videogioco che ha sempre suscitato numerose polemiche perché fa mettere l’utente nei panni di un criminale, normalizzandone i comportamenti violenti.
D’altronde, l’obiettivo di questi video è proprio questo: normalizzare la guerra e desensibilizzare le persone nei confronti delle armi da fuoco, della violenza e della morte. Una strategia in cui gli Stati Uniti si sono sempre dimostrati dei veri maestri. Un conto, però, è farlo in maniera sottile e graduale, fornendo a tutto l’Occidente un’infinita quantità di film, videogiochi e serie tv a tema bellico. Tutt’altra questione è quando questa tattica viene messa in atto in maniera così esplicita su un canale che dovrebbe essere istituzionale. È incredibile pensare a come le future generazioni, quando studieranno la nostra epoca, potrebbero farlo non solo attraverso i libri di storia, ma anche analizzando contenuti di questo tipo. Ed è ancor più incredibile pensare che queste future generazioni potrebbero non trovarli per niente sconvolgenti.
Autore: Emmanuel Beccarelli


