Milano, 28 giugno 1883: a pochi passi dalle guglie del Duomo, entra in funzione la prima centrale termoelettrica dell'Europa continentale.
Non si tratta di un semplice esperimento tecnico, ma del primo passo di una rivoluzione tecnologica che cambiò per sempre il volto del nostro Paese.
Il seme del progetto era stato gettato pochi anni prima, durante l'Esposizione Universale di Londra. Fu lì che il giovane ingegnere Giuseppe Colombo, futuro rettore del Politecnico, rimase folgorato dalle potenzialità della lampadina a incandescenza. Con grande determinazione, riuscì a convincere Thomas Alva Edison ad investire nel progetto e portare la luce elettrica nel cuore di Milano.
Ma perché mai costruire una centrale elettrica nel bel mezzo della città? La scelta della posizione — l’area dell’ex teatro di via Santa Radegonda — fu una necessità dettata dai limiti tecnologici dell'epoca. Infatti, all'alba dell'elettrificazione, le tecniche di trasmissione dell'energia presentavano ancora diversi problemi strutturali: distribuire elettricità a corrente continua significava fare i conti con un'elevata dispersione di energia attraverso i cavi. Allontanare la centrale anche solo di pochi chilometri dal punto di utilizzo avrebbe comportato la perdita di quasi tutta l'energia prodotta.
Nonostante il disagio di dover convivere con una centrale elettrica "sotto casa", questa vicinanza logistica permise una rivoluzione estetica senza precedenti. Dopo aver illuminato gli interni del Teatro alla Scala, l’energia della centrale si riversò nelle piazze del centro. Piazza Duomo fu la prima a brillare di una luce costante e pulita, liberando il cuore di Milano dalle ombre e dai fumi delle vecchie lampade a gas.
Questa avanguardia tutta milanese si diffuse presto in molte altre città in Europa, dando il via all'elettrificazione dell'intero continente.
Occhio alla scienza!
Autore: Marco Bonaita


