“Dai, è venerdì, non dovrebbe esserci coda all’ingresso. Possiamo prendercela con calma….”
Ragionamento logico ma smentito, teatralmente parlando, dalla realtà dei fatti.
Per entrare in platea ci mettiamo mezz’ora buona: abbiamo preso i biglietti online, adesso si usa così, confidando nel fatto che, saltando il passaggio in biglietteria, tutto avrebbe dovuto essere più rapido.
I più informati in questo campo mi dicono di spettacoli tolti dal cartellone perché non avevano fatto cassa abbastanza con le prevendite, seguiti dalla coda di rimborsi da dare a chi, , magari con un anno di anticipo, aveva acquistato i tagliandi.
Motivo dell’attesa? Manco a dirlo, i biglietti!
I due controllori, i ”strasciabigliett” di una volta, devono scansionare quelli stampati a domicilio dai possessori e non sempre il “pistoletto” a raggi rossi riesce a leggere i codici quadrati.
Tutti i fruitori di spettacoli teatrali di solito aspettano senza protestare e così facciamo anche noi, con il nostro foglio A4 in mano.
Naturalmente lo spettacolo inizia con una buona ora di ritardo visto che di solito si aspetta che la coda scemi.
Cosa ci volete fare, il teatro va in diretta, se lo può permettere.
Come recitava il titolo di una famosissima commedia dialettale di qualche anno fa, l’è “tùtta cùlpa del bigliett” o “ticket” se volete dargli un connotato internazionale.
Chi ha i miei anni, ricorda i veri biglietti, quelli del cinema: tagliandini timbrati SIAE delle dimensioni di un post-it, di un colore diverso ogni settimana, che arrivavano in pacchetti da 50, con le diciture “madre” e “figlia” stampate sopra.
Li compravi in biglietteria, che di solito apriva con largo anticipo, ti presentavi all’ingresso, l’addetto te ne stracciava un pezzo, la figlia, che finiva in un apposito contenitore.
Il resto, la madre, te lo tenevi in tasca.
Dopo il primo tempo, veniva arrotolato a mo’ di cilindretto perché non poteva più essere controllato.
Minima spesa, ottimizzazione dei tempi, scarso o nullo consumo di carta: ecologici ante litteram.
Naturalmente vigeva la santa regola, come a messa: chi voleva i posti migliori doveva arrivare presto.
Adesso bisogna andare sul sito del teatro e riuscire per prima cosa ad entrarci.
Dopo una sequela di imprecazioni, ci si ritrova in un mare di opzioni, sperdute e confuse tra pubblicità di prodotti vari, e quando finalmente si clicca su quella giusta, appare il cervellotico labirinto dedicato alla scelta del posto. Lì il comune mortale annega nei colori: platea, galleria, primo, secondo, terzo settore, centrale, laterale, di fianco, su, giù, a destra, a sinistra, poltrona, poltroncina, poltronissima, sgabello, in piedi….. se non si è mai stati in quel teatro si viene colti dal panico e si clicca “ad minchiam”.
Il risultato più probabile è quello di trovarsi, la sera dello spettacolo, accanto ai termosifoni oppure dietro a una balaustra, altezza fronte, che impedisce del tutto la visuale.
Tutto questo a pagamento perché la prevendita ha un costo a carico dell’utente. (Il più basso si aggira intorno a tre euro che, moltiplicato per quattrocento posti dell’Arcobaleno, fa milleduecento euro puliti puliti. N.d.r.)
Per pagare bisogna ricorrere a carte di credito apposite e, il più delle volte, quella utilizzata non va bene. Reset, riprovi, reset, terzo tentativo, al quarto chiami un amico esperto in materia. Lo supplichi e speri che ce la faccia almeno lui, promettendo che gli rimborserai i soldi non appena sarà possibile incontrarsi, magari davanti a un aperitivo da te gentilmente offerto.
Alla fine, ti trovi in mano un grosso foglio stampato in cui ci sono inutili fiumi di inchiostro e il fatidico q-code necessario per il riconoscimento. La speranza è sempre quella che, al momento buono, la Beretta a infrarossi degli addetti all’ingresso, legga il mosaico di pallini.
Dal momento dell’acquisto, ogni sera va recitata la preghierina antisfiga, affinchè non accadano imprevisti fino alla data dello spettacolo: una banale influenza o l’auto che non ne vuole sapere di partire e hai buttato via un po’ di soldi. Se la sfortuna gioca d’anticipo magari trovi qualcuno che ci va al posto tuo e ti ripaga il dovuto ma il più delle volte questo è accompagnato dalla parolina “gratis”.
In qualche teatro ci sono le biglietterie aperte prima degli spettacoli, per la vendita di posti ancora liberi, ma non in tutti.
In modo gentile, le bigliettaie chiedono tutti i tuoi dati, alla faccia della privacy, fanno scegliere il seggiolino colorato sul pc ma quando mostri il contante, ti guardano come fossi un marziano.
“Scusi, soldi contanti?!?!”
“Scusi, non uso il bancomat…”
“Mi spiace, non posso fare il biglietto!!”
Progresso, qualcuno si ostina a chiamarlo, progresso.
Mala tempora currunt.
Autore: Il Gallo
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Hai ragione su tutta la linea. Grazie per aver messo sulla carta, apparente, il pensiero e le esperienze di molti.